カトリック教会のカテキズム


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注

結果 1005-1014

[1005]
Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna «andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore» (2 Cor5,8). In questo «essere sciolto» 578 che è la morte, l’anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti 579 .
[1006]
«In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo» 580 . Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede essa in realtà è «salario del peccato» (Rm6,23) 581 . E per coloro che muoiono nella grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter partecipare anche alla sua risurrezione 582 .
[1007]
La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta un’urgenza per le nostre vite: infatti il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.
«Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza […] prima che ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato» (Qo12,1.7).
[1008]
La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura 583 e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell’uomo 584 . Sebbene l’uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato 585 . «La morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato» 586 , è pertanto «l’ultimo nemico» (1 Cor15,26) dell’uomo a dover essere vinto.
[1009]
La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa 587 , egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L’obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione 588 .
[1010]
Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil1,21). «Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui» (2 Tm2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente «morto con Cristo», per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo «morire con Cristo» e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore:
«Per me è meglio morire per (είς) Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi: io voglio colui che per noi risuscitò. Il parto è imminente […]. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo» 589 .
[1011]
Nella morte, Dio chiama a sé l’uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: «il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo» (Fil1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull’esempio di Cristo 590 :
«Ogni mio desiderio terreno è crocifisso; […] un’acqua viva mormora dentro di me e interiormente mi dice: “Vieni al Padre!”» 591 .
«Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire» 592 .
«Non muoio, entro nella vita» 593
[1012]
La visione cristiana della morte 594 è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa:
«Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo» 595 .
[1013]
La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è «finito l’unico corso della nostra vita terrena» 596 , noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. «È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta» (Eb9,27). Non c’è «reincarnazione» dopo la morte.
[1014]
La Chiesa ci incoraggia a prepararci all’ora della nostra morte («Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore»: antiche Litanie dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi «nell’ora della nostra morte» («Ave Maria») e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte:
Guai a quelli ke morranno
ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà
ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda
nol farà male» 598 .