カトリック教会のカテキズム


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注

結果 1010-1014

[1010]
Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil1,21). «Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui» (2 Tm2,11). Qui sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo, il cristiano è già sacramentalmente «morto con Cristo», per vivere di una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica consuma questo «morire con Cristo» e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo atto redentore:
«Per me è meglio morire per (είς) Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi: io voglio colui che per noi risuscitò. Il parto è imminente […]. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo» SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Epistula ad Romanos, 6, 1-2: SC 10bis, 114 (FUNK 1, 258-260). .
[1011]
Nella morte, Dio chiama a sé l’uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: «il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo» (Fil1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull’esempio di Cristo Cf Lc 23,46. :
«Ogni mio desiderio terreno è crocifisso; […] un’acqua viva mormora dentro di me e interiormente mi dice: “Vieni al Padre!”» SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Epistula ad Romanos, 7, 2: SC 10bis, 116 (FUNK 1, 260). .
«Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire» SANTA TERESA DI GESÙ, Poesía, 7: Biblioteca Mística Carmelitana, v. 6 (Burgos 1919) p. 86. .
«Non muoio, entro nella vita» SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO, Lettere (9 giugno 1897): Opere complete (Libreria Editrice Vaticana 1997) p. 584.
[1012]
La visione cristiana della morte Cf 1 Ts 4,13-14. è espressa in modo impareggiabile nella liturgia della Chiesa:
«Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo» Prefazio dei defunti I: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 377. .
[1013]
La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è «finito l’unico corso della nostra vita terrena» CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 54. , noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. «È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta» (Eb9,27). Non c’è «reincarnazione» dopo la morte.
[1014]
La Chiesa ci incoraggia a prepararci all’ora della nostra morte («Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore»: antiche Litanie dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi «nell’ora della nostra morte» («Ave Maria») e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte:
Guai a quelli ke morranno
ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà
ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda
nol farà male» SAN FRANCESCO D’ASSISI, Cantico delle creature: Dal codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. .