カトリック教会のカテキズム


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注

結果 1136-1144

[1136]
La liturgia è «azione» di «Cristo tutto intero» («totius Christi»). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la celebrazione è totalmente comunione e festa.
[1137]
L’Apocalisse di san Giovanni, letta nella liturgia della Chiesa, ci rivela prima di tutto un trono nel cielo, e sul trono Uno seduto Cf Ap 4,2. : «il Signore» (Is 6,1) Cf Ez 1,26-28. . Poi l’Agnello, «ritto […] come immolato» (Ap 5,6) Cf Gv 1,29. : il Cristo crocifisso e risorto, l’unico Sommo Sacerdote del vero santuario Cf Eb 4,14-15; 10,19-21; ecc. , lo stesso «che offre e che viene offerto, che dona ed è donato» Liturgia bizantina. Anafora di san Giovanni Crisostomo: F.E. BRIGHTMAN, Liturgies Eastern and Western (Oxford 1896) p. 378 (PG 63, 913). . Infine, il «fiume di acqua viva» che scaturisce «dal trono di Dio e dell’Agnello» (Ap 22,1), uno dei simboli più belli dello Spirito Santo Cf Gv 4,10-14; Ap 21,6. .
[1138]
«Ricapitolati» in Cristo, partecipano al servizio della lode di Dio e al compimento del suo disegno: le Potenze celesti Cf Ap 4-5; Is 6,2-3. , tutta la creazione (i quattro esseri viventi), i servitori dell’Antica e della Nuova Alleanza (i ventiquattro vegliardi), il nuovo popolo di Dio (i centoquarantaquattromila) Cf Ap 7,1-8; 14,1. , in particolare i martiri «immolati a causa della Parola di Dio» (Ap 6,9), e la santissima Madre di Dio (Donna Cf Ap 12. ; Sposa dell’Agnello Cf Ap 21,9. ), infine, «una moltitudine immensa, che nessuno» può contare, «di ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9).
[1139]
È a questa liturgia eterna che lo Spirito e la Chiesa ci fanno partecipare, quando celebriamo nei sacramenti il mistero della salvezza.
[1140]
È tutta la comunità, il corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra. «Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento di unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi. Perciò [tali azioni] appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 26: AAS 56 (1964) 107. . Per questo «ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione individuale e quasi privata degli stessi» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 27: AAS 56 (1964) 107. .
[1141]
L’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati i quali, «per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire in sacrificio spirituale tutte le attività umane del cristiano» CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 10: AAS 57 (1965) 14. . Il «sacerdozio comune» è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 10: AAS 57 (1965) 14; Ibid., 34: AAS 57 (1965) 40; ID., Decr. Presbyterorum ordinis, 2: AAS 58 (1966) 991-992. :
«La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2,9) Cf 1 Pt 2,4-5. , ha diritto e dovere in forza del Battesimo» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 14: AAS 56 (1964) 104. .
[1142]
Ma «le membra non hanno tutte la stessa funzione» (Rm 12,4). Alcuni sono chiamati da Dio, nella Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità. Questi servitori sono scelti e consacrati mediante il sacramento dell’Ordine, con il quale lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona di Cristo-Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa Cf CONCILIO VATICANO II, Decr. Presbyterorum ordinis, 2: AAS 58 (1966) 992; Ibid., 15: AAS 58 (1966) 1014. . Il ministro ordinato è come «l’icona» di Cristo Sacerdote. Poiché il sacramento della Chiesa si manifesta pienamente nell’Eucaristia, è soprattutto nel presiedere l’Eucaristia che si manifesta il ministero del Vescovo e, in comunione con lui, quello dei presbiteri e dei diaconi.
[1143]
Al fine di servire le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, vi sono inoltre altri ministeri particolari, non consacrati dal sacramento dell’Ordine, la cui funzione è determinata dai Vescovi secondo le tradizioni liturgiche e le necessità pastorali. «Anche i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 29: AAS 56 (1964) 107. .
[1144]
In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l’assemblea è «il liturgo», ciascuno secondo la propria funzione, ma nell’«unità dello Spirito» che agisce in tutti. «Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o fedele, svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 28: AAS 56 (1964) 107. .