カトリック教会のカテキズム


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注

結果 1200-1209

[1200]
Dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla parusia, le Chiese di Dio, fedeli alla fede apostolica, celebrano, in ogni luogo, lo stesso mistero pasquale. Il mistero celebrato nella liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato.
[1201]
È tale l’insondabile ricchezza del mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità. Quando le Chiese hanno vissuto queste tradizioni liturgiche in comunione tra loro nella fede e nei sacramenti della fede, si sono reciprocamente arricchite crescendo nella fedeltà alla Tradizione e alla missione comune a tutta la Chiesa Cf PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 63-64: AAS 68 (1976) 53-55. .
[1202]
Le varie tradizioni liturgiche hanno avuto origine proprio in funzione della missione della Chiesa. Le Chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del «deposito della fede» Cf 2 Tm 1,14. , nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità. In questo modo Cristo, luce e salvezza di tutti i popoli, viene manifestato attraverso la vita liturgica di una Chiesa al popolo e alla cultura ai quali essa è inviata e nei quali è radicata. La Chiesa è cattolica: può quindi integrare nella sua unità, purificandole, tutte le vere ricchezze delle culture Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 23: AAS 57 (1965) 28-29; ID., Decr. Unitatis redintegratio, 4: AAS 57 (1964) 95. .
[1203]
Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo. «Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati» CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 4: AAS 56 (1964) 98. .
[1204]
La celebrazione della liturgia deve quindi corrispondere al genio e alla cultura dei diversi popoli Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 37-40: AAS 56 (1964) 110-111. . Affinché il mistero di Cristo sia «rivelato […] a tutte le genti perché obbediscano alla fede» (Rm 16,26), esso deve essere annunziato, celebrato e vissuto in tutte le culture, così che queste non vengano abolite, ma recuperate e portate a compimento grazie ad esso Cf GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 53: AAS 71 (1979) 1319-1321. . La moltitudine dei figli di Dio, infatti, ha accesso al Padre, per rendergli gloria, in un solo Spirito, con e per mezzo della propria cultura umana, assunta e trasfigurata da Cristo.
[1205]
«Nella liturgia, e segnatamente in quella dei sacramenti, c’è una parte immutabile, perché di istituzione divina, di cui la Chiesa è custode, e ci sono parti suscettibili di cambiamento, che essa ha il potere, e talvolta anche il dovere, di adattare alle culture dei popoli recentemente evangelizzati» GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 16: AAS 81 (1989) 912-913; cf CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 21: AAS 56 (1964) 105-106. .
[1206]
«La diversità liturgica può essere fonte di arricchimento, ma può anche provocare tensioni, reciproche incomprensioni e persino scismi. In questo campo è chiaro che la diversità non deve nuocere all’unità. Essa non può esprimersi che nella fedeltà alla fede comune, ai segni sacramentali, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica. L’adattamento alle culture esige anche una conversione del cuore e, se è necessario, anche rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica» GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 16: AAS 81 (1989) 913. .
[1207]
È opportuno che la celebrazione della liturgia tenda ad esprimersi nella cultura del popolo in cui la Chiesa è inserita, senza tuttavia sottomettersi ad essa. D’altra parte, la liturgia stessa genera e plasma le culture.
[1208]
Le diverse tradizioni liturgiche, o riti, legittimamente riconosciuti, in quanto significano e comunicano lo stesso mistero di Cristo, manifestano la cattolicità della Chiesa.
[1209]
Il criterio che assicura l’unità nella multiformità delle tradizioni liturgiche è la fedeltà alla Tradizione apostolica, ossia: la comunione nella fede e nei sacramenti ricevuti dagli Apostoli, comunione che è significata e garantita dalla successione apostolica.