カトリック教会のカテキズム


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注

結果 1348-1355

[1348]
Tutti si riuniscono. I cristiani accorrono in uno stesso luogo per l’assemblea eucaristica. Li precede Cristo stesso, che è il protagonista principale dell’Eucaristia. È il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. È lui stesso che presiede in modo invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in quanto lo rappresenta, il Vescovo o il presbitero (agendo in persona Christi Capitis – nella persona di Cristo Capo) presiede l’assemblea, prende la parola dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica. Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione attraverso l’Amen.
[1349]
La liturgia della Parola comprende «gli scritti dei profeti», cioè l’Antico Testamento, e «le memorie degli Apostoli», ossia le loro lettere e i Vangeli; all’omelia, che esorta ad accogliere questa parola come è veramente, quale Parola di Dio Cf 1 Ts 2,13. e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti gli uomini, secondo la parola dell’Apostolo: «Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere» (1 Tm 2,1-2).
[1350]
La presentazione dei doni (l’offertorio): vengono recati poi all’altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. È il gesto stesso di Cristo nell’ultima Cena, «quando prese il pane e il calice». «Soltanto la Chiesa può offrire al Creatore questa oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene dalla sua creazione» SANT’IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 4, 18, 4: SC 100, 606 (PG 7, 1027); cf Ml 1,11. . La presentazione dei doni all’altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. È lui che, nel proprio sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici.
[1351]
Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l’Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità. Questa consuetudine della colletta Cf 1 Cor 16,1. , sempre attuale, trae ispirazione dall’esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi Cf 2 Cor 8,9. :
«I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa; e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno» SAN GIUSTINO, Apologia, 1, 67: CA 1, 186-188 (PG 6, 429). .
[1352]
L’anafora. Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione:
[1353]
Nell’epiclesi essa prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito (o la potenza della sua benedizione Cf Preghiera eucaristica I o Canone Romano: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 387. ) sul pane e sul vino, affinché diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perché coloro che partecipano all’Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito (alcune tradizioni liturgiche situano l’epiclesi dopo l’anamnesi).
[1354]
Nell’anamnesi che segue, la Chiesa fa memoria della passione, della risurrezione e del ritorno glorioso di Gesù Cristo; essa presenta al Padre l’offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui.
[1355]
Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono «il pane del cielo» e «il calice della salvezza», il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato «per la vita del mondo» (Gv 6,51).
Poiché questo pane e questo vino sono stati «eucaristizzati» Cf SAN GIUSTINO, Apologia, 1, 65: CA 1, 180 (PG 6, 428). , come tradizionalmente si dice, «questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato» SAN GIUSTINO, Apologia, 1, 66: CA 1, 180 (PG 6, 428). .