カトリック教会のカテキズム


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注

結果 144-165

[144]
Obbedire («ob-audire»)nella fede è sottomettersi liberamente alla parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la verità stessa. Il modello di questa obbedienza propostoci dalla Sacra Scrittura è Abramo. La Vergine Maria ne è la realizzazione più perfetta.
[145]
La lettera agli Ebrei, nel solenne elogio della fede degli antenati, insiste particolarmente sulla fede di Abramo: «Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava» (Eb 11,8) Cf Gn 12,1-4. . Per fede soggiornò come straniero e pellegrino nella Terra promessa Cf Gn 23,4. . Per fede Sara ricevette la possibilità di concepire il figlio della Promessa. Per fede, infine, Abramo offrì in sacrificio il suo unico figlio Cf Eb 11,17. .
[146]
Abramo realizza così la definizione della fede data dalla lettera agli Ebrei: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1). «Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia» (Rm 4,3) Cf Gn 15,6. . «Forte in [questa] fede» (Rm 4,20), Abramo è diventato «padre di tutti quelli che credono» (Rm 4,11.18) Cf Gn 15,5. .
[147]
Di questa fede, l’Antico Testamento è ricco di testimonianze. La lettera agli Ebrei fa l’elogio della fede esemplare degli antichi che «ricevettero» per essa «una buona testimonianza» (Eb 11,2.39). Tuttavia «Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi»: la grazia di credere nel suo Figlio Gesù, «autore e perfezionatore della fede» (Eb 11,40; 12,2).
[148]
La Vergine Maria realizza nel modo più perfetto l’obbedienza della fede. Nella fede, Maria accolse l’annunzio e la promessa a lei portati dall’angelo Gabriele, credendo che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37) Cf Gn 18,14. , e dando il proprio consenso: «Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). Elisabetta la salutò così: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). Per questa fede tutte le generazioni la chiameranno beata Cf Lc 1,48. .
[149]
Durante tutta la sua vita, e fino all’ultima prova Cf Lc 2,35. , quando Gesù, suo Figlio, morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato. Maria non ha cessato di credere «nell’adempimento» della parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede.
[150]
La fede è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. In quanto adesione personale a Dio e assenso alla verità da lui rivelata, la fede cristiana differisce dalla fede in una persona umana. È bene e giusto affidarsi completamente a Dio e credere assolutamente a ciò che egli dice. Sarebbe vano e fallace riporre una simile fede in una creatura Cf Ger 17,5-6; Sal 40,5; 146,3-4. .
[151]
Per il cristiano, credere in Dio è inseparabilmente credere in colui che egli ha mandato, il suo Figlio prediletto nel quale si è compiaciuto Cf Mc 1,11. ; Dio ci ha detto di ascoltarlo Cf Mc 9,7. . Il Signore stesso dice ai suoi discepoli: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). Possiamo credere in Gesù Cristo perché egli stesso è Dio, il Verbo fatto carne: «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18). Poiché egli «ha visto il Padre» (Gv 6,46), è il solo a conoscerlo e a poterlo rivelare Cf Mt 11,27. .
[152]
Non si può credere in Gesù Cristo se non si ha parte al suo Spirito. È lo Spirito Santo che rivela agli uomini chi è Gesù. Infatti «nessuno può dire: “Gesù è Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3). «Lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. […] Nessuno ha mai potuto conoscere i segreti di Dio se non lo Spirito di Dio» (1 Cor 2,10-11). Dio solo conosce pienamente Dio. Noi crediamo nello Spirito Santo perché è Dio.
[153]
Quando san Pietro confessa che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù gli dice: «Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16,17) Cf Gal 1,15-16; Mt 11,25. . La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da lui infusa. «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”» CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS 58 (1966) 819. .
[154]
È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno è contrario alla nostra dignità «prestare, con la fede, la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3008. ed entrare in tal modo in intima comunione con lui.
[155]
Nella fede, l’intelligenza e la volontà umane cooperano con la grazia divina: «Credere est actus intellectus assentientis veritati divinae ex imperio voluntatis a Deo motae per gratiam – Credere è un atto dell’intelletto che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio per mezzo della grazia, dà il proprio consenso alla verità divina» SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 2, a. 9, c: Ed. Leon. 8, 37; cf CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3010. .
[156]
Il motivo di credere non consiste nel fatto che le verità rivelate appaiano come vere e intelligibili alla luce della nostra ragione naturale. Noi crediamo «per l’autorità di Dio stesso che le rivela, il quale non può né ingannarsi né ingannare» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3008. . «Nondimeno, perché l’ossequio della nostra fede fosse “conforme alla ragione”, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua rivelazione» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3009. . Così i miracoli di Cristo e dei santi Cf Mc 16,20; Eb 2,4. , le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità «sono segni certissimi della divina rivelazione, adatti ad ogni intelligenza» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3009. , sono motivi di credibilità i quali mostrano che l’assenso della fede non è «affatto un cieco moto dello spirito» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3010. .
[157]
La fede è certa, più certa di ogni conoscenza umana, perché si fonda sulla Parola stessa di Dio, il quale non può mentire. Indubbiamente, le verità rivelate possono sembrare oscure alla ragione e all’esperienza umana, ma «la certezza data dalla luce divina è più grande di quella offerta dalla luce della ragione naturale» SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 171, a. 5, ad 3: Ed. Leon. 10, 373. . «Diecimila difficoltà non fanno un solo dubbio» JOHN HENRY NEWMAN, Apologia pro vita sua, c. 5, ed. M.J. SVAGLIC (Oxford 1967) p. 210. .
[158]
«La fede cerca di comprendere» SANT’ANSELMO D’AOSTA, Proslogion, Prooemium: Opera omnia, ed. F.S. SCHMITT, v. 1 (Edimburgo 1946) p. 94. : è caratteristico della fede che il credente desideri conoscere meglio colui nel quale ha posto la sua fede, e comprendere meglio ciò che egli ha rivelato; una conoscenza più penetrante richiederà a sua volta una fede più grande, sempre più ardente d’amore. La grazia della fede apre «gli occhi della mente» (Ef 1,18) per una intelligenza viva dei contenuti della Rivelazione, cioè dell’insieme del disegno di Dio e dei misteri della fede, dell’intima connessione che li lega tra loro e con Cristo, centro del mistero rivelato. Ora, «affinché l’intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo […] Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni» CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum, 5: AAS 58 (1966) 819. . Così, secondo il detto di sant’Agostino: «Credi per comprendere: comprendi per credere» SANT’AGOSTINO, Sermo 43, 7, 9: CCL 41, 512 (PL 38, 258). .
[159]
Fede e scienza. «Anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra fede e ragione: poiché lo stesso Dio che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se stesso, né il vero contraddire il vero» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 4: DS 3017. . «Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono» CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054. .
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Perché la risposta di fede sia umana, «è elemento fondamentale […] che gli uomini devono volontariamente rispondere a Dio credendo; che perciò nessuno può essere costretto ad abbracciare la fede contro la sua volontà. Infatti l’atto di fede è volontario per sua stessa natura» CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 10: AAS 58 (1966) 936; cf CIC canone 748 § 2. . «Dio chiama certo gli uomini a servirlo in spirito e verità, per cui essi sono vincolati in coscienza, ma non coartati. […] Ciò è apparso in sommo grado in Cristo Gesù» CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 11: AAS 58 (1966) 936. . Infatti, Cristo ha invitato alla fede e alla conversione, ma a ciò non ha affatto costretto. «Ha reso testimonianza alla verità, ma non ha voluto imporla con la forza a coloro che la respingevano. Il suo regno […] cresce in virtù dell’amore, con il quale Cristo, esaltato in croce, trae a sé gli uomini» CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 11: AAS 58 (1966) 937. .
[161]
Credere in Gesù Cristo e in colui che l’ha mandato per la nostra salvezza, è necessario per essere salvati Cf Mc 16,16; Gv 3,36; 6,40 e altrove. . «Poiché “senza la fede è impossibile essere graditi a Dio” (Eb 11,6) e condividere la condizione di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non “persevererà in essa sino alla fine” (Mt 10,22; 24,13)» CONCILIO VATICANO I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 3: DS 3012; cf CONCILIO DI TRENTO, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, c. 8: DS 1532. .
[162]
La fede è un dono che Dio fa all’uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile. San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: Combatti «la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l’hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede» (1 Tm 1,18-19). Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla Cf Mc 9,24; Lc 17,5; 22,32. ; essa deve operare «per mezzo della carità» (Gal 5,6) Cf Gc 2,14-26. , essere sostenuta dalla speranza Cf Rm 15,13. ed essere radicata nella fede della Chiesa.
[163]
La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù. Allora vedremo Dio «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12), «così come egli è» (1 Gv 3,2). La fede, quindi, è già l’inizio della vita eterna:
«Fin d’ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che le promesse ci riservano e che, per la fede, attendiamo di godere» SAN BASILIO MAGNO, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: SC 17bis, 370 (PG 32, 132); cf SAN TOMMASO D’AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 4, a. 1, c: Ed. Leon. 8, 44. .
[164]
Ora, però, «camminiamo nella fede e non ancora in visione» (2 Cor 5,7), e conosciamo Dio «come in uno specchio, in maniera confusa…, in modo imperfetto» (1 Cor 13,12). La fede, luminosa a motivo di colui nel quale crede, sovente è vissuta nell’oscurità. La fede può essere messa alla prova. Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza; le esperienze del male e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire la Buona Novella, possono far vacillare la fede e diventare per essa una tentazione.
[165]
Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette, «sperando contro ogni speranza» (Rm 4,18); la Vergine Maria che, nel «cammino della fede» CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 58: AAS 57 (1965) 61. , è giunta fino alla «notte della fede» GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 17: AAS 79 (1987) 381. partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba Cf GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 18: AAS 79 (1987) 382-383. ; e molti altri testimoni della fede: «Circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede» (Eb 12,1-2).