カトリック教会のカテキズム


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結果 1928-1948

[1928]
La società assicura la giustizia sociale allorché realizza le condizioni che consentono alle associazioni e agli individui di conseguire ciò a cui hanno diritto secondo la loro natura e la loro vocazione. La giustizia sociale è connessa con il bene comune e con l’esercizio dell’autorità.
[1929]
La giustizia sociale non si può ottenere se non nel rispetto della dignità trascendente dell’uomo. La persona rappresenta il fine ultimo della società, la quale è ad essa ordinata:
«La difesa e la promozione della dignità della persona umana ci sono state affidate dal Creatore; di essa sono rigorosamente e responsabilmente debitori gli uomini e le donne in ogni congiuntura della storia» GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 47: AAS 80 (1988) 581. .
[1930]
Il rispetto della persona umana implica il rispetto dei diritti che scaturiscono dalla sua dignità di creatura. Questi diritti sono anteriori alla società e ad essa si impongono. Essi sono il fondamento della legittimità morale di ogni autorità: una società che li irrida o rifiuti di riconoscerli nella propria legislazione positiva, mina la propria legittimità morale Cf GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 61: AAS 55 (1963) 274. . Se manca tale rispetto, un’autorità non può che appoggiarsi sulla forza o sulla violenza per ottenere l’obbedienza dei propri sudditi. È compito della Chiesa richiamare alla memoria degli uomini di buona volontà questi diritti e distinguerli dalle rivendicazioni abusive o false.
[1931]
Il rispetto della persona umana non può assolutamente prescindere dal rispetto di questo principio: «I singoli» devono «considerare il prossimo, nessuno eccettuato, come “un altro se stesso”, tenendo conto della sua vita e dei mezzi necessari per viverla degnamente» CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 27: AAS 58 (1966) 1047. . Nessuna legislazione sarebbe in grado, da se stessa, di dissipare i timori, i pregiudizi, le tendenze all’orgoglio e all’egoismo, che ostacolano l’instaurarsi di società veramente fraterne. Simili comportamenti si superano solo con la carità, la quale vede in ogni uomo un «prossimo», un fratello.
[1932]
Il dovere di farsi il prossimo degli altri e di servirli attivamente diventa ancora più urgente quando costoro sono particolarmente bisognosi, sotto qualsiasi aspetto. «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
[1933]
Questo stesso dovere comprende anche coloro che pensano o operano diversamente da noi. L’insegnamento di Cristo arriva fino a chiedere il perdono delle offese. Estende il comandamento dell’amore, che è quello della Legge nuova, a tutti i nemici Cf Mt 5,43-44. . La liberazione nello spirito del Vangelo è incompatibile con l’odio del nemico in quanto persona, ma non con l’odio del male che egli compie in quanto nemico.
[1934]
Tutti gli uomini, creati ad immagine dell’unico Dio e dotati di una medesima anima razionale, hanno la stessa natura e la stessa origine. Redenti dal sacrificio di Cristo, tutti sono chiamati a partecipare alla medesima beatitudine divina: tutti, quindi, godono di una eguale dignità.
[1935]
L’uguaglianza tra gli uomini poggia essenzialmente sulla loro dignità personale e sui diritti che ne derivano:
«Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona […] in ragione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o della religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio» CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 29: AAS 58 (1966) 1048-1049. .
[1936]
L’uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all’età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 29: AAS 58 (1966) 1048. . I «talenti» non sono distribuiti in misura eguale Cf Mt 25,14-30; Lc 19,11-27. .
[1937]
Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno «talenti» particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno. Le differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione; spingono le culture a mutui arricchimenti:
«Io distribuisco le virtù tanto differentemente, che non do tutto ad ognuno, ma a chi l’una a chi l’altra. […] A chi darò principalmente la carità, a chi la giustizia, a chi l’umiltà, a chi una fede viva. […] E così ho dato molti doni e grazie di virtù, spirituali e temporali, con tale diversità, che non tutto ho comunicato ad una sola persona, affinché voi foste costretti ad usare carità l’uno con l’altro. […] Io volli che l’uno avesse bisogno dell’altro e tutti fossero miei ministri nel dispensare le grazie e i doni da me ricevuti» SANTA CATERINA DA SIENA, Il dialogo della Divina provvidenza, 7: ed. G. CAVALLINI (Roma 1995) p. 23-24. .
[1938]
Esistono anche disuguaglianze inique che colpiscono milioni di uomini e di donne. Esse sono in aperto contrasto con il Vangelo:
«L’eguale dignità delle persone richiede che si giunga ad una condizione più umana e giusta della vita. Infatti le troppe disuguaglianze economiche e sociali, tra membri e tra popoli dell’unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all’equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale ed internazionale» CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 29: AAS 58 (1966) 1049. .
[1939]
Il principio di solidarietà, designato pure con il nome di «amicizia» o di «carità sociale», è un’esigenza diretta della fraternità umana e cristiana Cf GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 38-40: AAS 80 (1988) 564-569; ID., Lett. enc. Centesimus annus, 10: AAS 83 (1991) 805-806. :
Un errore «oggi largamente diffuso è la dimenticanza della legge della solidarietà umana e della carità, legge dettata e imposta tanto dalla comunità di origine e dall’uguaglianza della natura ragionevole, propria di tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano, quanto dal sacrificio offerto da Gesù Cristo sull’altare della croce, al Padre suo celeste, in favore dell’umanità peccatrice» PIO XII, Lett. enc. Summi Pontificatus: AAS 31 (1939) 426. .
[1940]
La solidarietà si esprime innanzi tutto nella ripartizione dei beni e nella remunerazione del lavoro. Suppone anche l’impegno per un ordine sociale più giusto, nel quale le tensioni potrebbero essere meglio riassorbite e i conflitti troverebbero più facilmente la loro soluzione negoziata.
[1941]
I problemi socio-economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà: solidarietà dei poveri tra loro, dei ricchi e dei poveri, dei lavoratori tra loro, degli imprenditori e dei dipendenti nell’impresa, solidarietà tra le nazioni e tra i popoli. La solidarietà internazionale è un’esigenza di ordine morale. La pace del mondo dipende in parte da essa.
[1942]
La virtù della solidarietà oltrepassa l’ambito dei beni materiali. Diffondendo i beni spirituali della fede, la Chiesa ha, per di più, favorito lo sviluppo del benessere temporale, al quale spesso ha aperto vie nuove. Così, nel corso dei secoli, si è realizzata la parola del Signore: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33):
«Da duemila anni, vive e vigoreggia nell’anima della Chiesa quel sentimento che ha spinto ed ancora spinge fino all’eroismo della carità i monaci agricoltori, i liberatori degli schiavi, coloro che curano gli ammalati, coloro che portano il messaggio della fede, della civiltà, della cultura a tutte le generazioni e a tutti i popoli, al fine di creare condizioni sociali tali da rendere possibile per tutti una vita degna dell’uomo e del cristiano» PIO XII, Messaggio radiofonico (1° giugno 1941): AAS 33 (1941) 204. .
[1943]
La società assicura la giustizia sociale realizzando le condizioni che permettono alle associazioni e agli individui di ottenere ciò a cui hanno diritto.
[1944]
Il rispetto della persona umana conduce a considerare l’altro come «un altro se stesso». Esso comporta il rispetto dei diritti fondamentali che derivano dall’intrinseca dignità della persona.
[1945]
L’uguaglianza tra gli uomini si fonda sulla loro dignità personale e sui diritti che da essa derivano.
[1946]
Le differenze tra le persone rientrano nel disegno di Dio, il quale vuole che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri. Esse devono spronare alla carità.
[1947]
L’eguale dignità delle persone umane richiede l’impegno per ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche eccessive. Essa spinge ad eliminare le disuguaglianze inique.
[1948]
La solidarietà è una virtù eminentemente cristiana. Essa attua la condivisione dei beni spirituali ancor più che di quelli materiali.