カトリック教会のカテキズム


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結果 2568-2597

[2568]
La rivelazione della preghiera nell’Antico Testamento si iscrive tra la caduta e il riscatto dell’uomo, tra la domanda accorata di Dio ai suoi primi figli: «Dove sei? […] Che hai fatto?» (Gn 3,9.13) e la risposta del Figlio unigenito al suo entrare nel mondo («Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà»: Eb 10,7) 4 . La preghiera in tal modo è legata alla storia degli uomini, è la relazione con Dio nelle vicende della storia.
[2569]
È a partire innanzi tutto dalle realtà della creazione che vive la preghiera. I primi nove capitoli della Genesi descrivono questa relazione con Dio come offerta dei primogeniti del gregge da parte di Abele 5 , come invocazione del nome divino da parte di Enos 6 , come «cammino con Dio» 7 . L’offerta di Noè è «gradita» a Dio, che lo benedice – e, attraverso lui, benedice tutta la creazione 8 – perché il suo cuore è giusto e integro; egli pure «camminava con Dio» (Gn 6,9). Questa qualità della preghiera è vissuta da una moltitudine di giusti in tutte le religioni.
[2570]
Non appena Dio lo chiama, Abramo parte «come gli aveva ordinato il Signore» (Gn 12,4): il suo cuore è tutto «sottomesso alla parola»; egli obbedisce. L’ascolto del cuore che si decide secondo Dio è essenziale alla preghiera: le parole sono relative rispetto ad esso. Ma la preghiera di Abramo si esprime innanzi tutto con azioni: uomo del silenzio, ad ogni tappa costruisce un altare al Signore. Solo più tardi troviamo la sua prima preghiera in parole: un velato lamento che ricorda a Dio le sue promesse che non sembrano realizzarsi 10 . Così, fin dall’inizio, appare uno degli aspetti del dramma della preghiera: la prova della fede nella fedeltà di Dio.
[2571]
Avendo creduto in Dio 11 , camminando alla sua presenza e in alleanza con lui 12 , il patriarca è pronto ad accogliere sotto la propria tenda l’Ospite misterioso: è la stupenda ospitalità di Mamre, preludio all’annunciazione del vero Figlio della Promessa 13 . Da quel momento, avendogli Dio confidato il proprio disegno, il cuore di Abramo è in sintonia con la compassione del suo Signore per gli uomini, ed egli osa intercedere per loro con una fiducia audace 14 .
[2572]
Quale ultima purificazione della sua fede, proprio a lui «che aveva ricevuto le promesse» (Eb 11,17) viene chiesto di sacrificare il figlio che Dio gli ha donato. La sua fede non vacilla: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto» (Gn 22,8); «pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti» (Eb 11,19). Così il padre dei credenti è configurato al Padre che non risparmierà il proprio Figlio, ma lo darà per tutti noi 15 . La preghiera restituisce all’uomo la somiglianza con Dio e lo rende partecipe della potenza dell’amore di Dio che salva la moltitudine 16 .
[2573]
Dio rinnova la propria Promessa a Giacobbe, l’antenato delle dodici tribù d’Israele 17 . Prima di affrontare il fratello Esaù, Giacobbe lotta per l’intera notte con un misterioso personaggio, che si rifiuta di rivelargli il proprio nome, ma lo benedice prima di lasciarlo allo spuntar del sole. La tradizione spirituale della Chiesa ha visto in questo racconto il simbolo della preghiera come combattimento della fede e vittoria della perseveranza 18 .
[2574]
Quando incomincia a realizzarsi la Promessa (la Pasqua, l’Esodo, il dono della Legge e la stipulazione dell’Alleanza), la preghiera di Mosè è la toccante figura della preghiera di intercessione, che raggiungerà il pieno compimento nell’unico «mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5).
[2575]
Anche qui l’iniziativa è di Dio. Egli chiama Mosè dal roveto ardente 19 . Questo avvenimento rimarrà una delle figure fondamentali della preghiera nella tradizione spirituale ebraica e cristiana. In realtà, se «il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe» chiama il suo servo Mosè, è perché egli è il Dio vivente che vuole la vita degli uomini. Egli si rivela per salvarli, ma non da solo, né loro malgrado: chiama Mosè per inviarlo, per associarlo alla sua compassione, alla sua opera di salvezza. C’è come un’implorazione divina in questa missione, e Mosè, dopo un lungo dibattito, adeguerà la sua volontà a quella del Dio Salvatore. Ma in quel dialogo in cui Dio si confida, Mosè impara anche a pregare: cerca di tirarsi indietro, muove obiezioni, soprattutto pone interrogativi, ed è in risposta alla sua domanda che il Signore gli confida il proprio nome indicibile, che si rivelerà nelle sue grandi gesta.
[2576]
Ora, «il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con un altro» (Es 33,11), con un suo amico. La preghiera di Mosè è tipica della preghiera contemplativa, grazie alla quale il servo di Dio è fedele alla propria missione. Mosè «s’intrattiene» spesso e a lungo con il Signore, salendo la montagna per ascoltarlo e implorarlo, discendendo verso il popolo per riferirgli le parole del suo Dio e guidarlo. «Egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa. Bocca a bocca parlo con lui, in visione» (Nm 12,7-8); infatti «Mosè era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra» (Nm 12,3).
[2577]
In questa intimità con il Dio fedele, lento all’ira e ricco di grazia 20 , Mosè ha attinto la forza e la tenacia della sua intercessione. Non prega per sé, ma per il popolo che Dio si è acquistato. Già durante il combattimento contro gli Amaleciti 21 o per ottenere la guarigione di Maria 22 , Mosè intercede. Ma è soprattutto dopo l’apostasia del popolo che egli sta «sulla breccia» (Sal 106,23) di fronte a Dio per salvare il popolo 23 . Gli argomenti della sua preghiera (l’intercessione è anch’essa un misterioso combattimento) ispireranno l’audacia dei grandi oranti del popolo ebreo, come anche della Chiesa: Dio è amore; dunque, è giusto e fedele; non può contraddirsi, deve ricordarsi delle sue meravigliose gesta; è in gioco la sua gloria, non può abbandonare questo popolo che porta il suo Nome.
[2578]
La preghiera del popolo di Dio si sviluppa all’ombra della dimora di Dio, cioè dell’arca dell’Alleanza e più tardi del Tempio. Sono innanzi tutto le guide del popolo – i pastori e i profeti – che gli insegneranno a pregare. Il fanciullo Samuele ha dovuto apprendere dalla propria madre Anna come «stare davanti al Signore» 24 e dal sacerdote Eli come ascoltare la parola di Dio: «Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,9-10). Più tardi, anch’egli conoscerà il prezzo e il peso dell’intercessione: «Quanto a me, non sia mai che io pecchi contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la via buona e retta» (1 Sam 12,23).
[2579]
Davide è per eccellenza il re «secondo il cuore di Dio», il pastore che prega per il suo popolo e in suo nome, colui la cui sottomissione alla volontà di Dio, la cui lode e il cui il pentimento saranno modello di preghiera per il popolo. Unto di Dio, la sua preghiera è fedele adesione alla Promessa divina 25 , fiducia colma di amore e di gioia in colui che è il solo Re e Signore. Nei salmi, Davide, ispirato dallo Spirito Santo, è il primo profeta della preghiera ebraica e cristiana. La preghiera di Cristo, vero Messia e figlio di Davide, rivelerà e compirà il senso di questa preghiera.
[2580]
Il Tempio di Gerusalemme, la casa di preghiera che Davide voleva costruire, sarà opera di suo figlio, Salomone. La preghiera della dedicazione del Tempio 26 fa affidamento sulla Promessa di Dio e sulla sua Alleanza, sulla presenza operante del suo Nome in mezzo al suo popolo e sulla memoria delle mirabili gesta dell’Esodo. Il re alza le mani verso il cielo e supplica il Signore per sé, per tutto il popolo, per le generazioni future, per il perdono dei peccati e per le necessità quotidiane, affinché tutte le nazioni sappiano che egli è l’unico Dio e il cuore del suo popolo sia tutto per lui.
[2581]
Il Tempio doveva essere per il popolo di Dio il luogo dell’educazione alla preghiera: i pellegrinaggi, le feste, i sacrifici, l’offerta della sera, l’incenso, i pani della «proposizione», tutti questi segni della santità e della gloria del Dio, altissimo e vicinissimo, erano appelli e cammini della preghiera. Spesso però il ritualismo trascinava il popolo verso un culto troppo esteriore. Era necessaria l’educazione della fede, la conversione del cuore. Questa fu la missione dei profeti, prima e dopo l’Esilio.
[2582]
Elia è il padre dei profeti, della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo volto 27 . Il suo nome, «il Signore è il mio Dio», annuncia il grido del popolo in risposta alla sua preghiera sul monte Carmelo 28 . San Giacomo rimanda a lui, per esortarci alla preghiera: «Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza» (Gc 5,16) 29 .
[2583]
Dopo avere imparato la misericordia nel suo ritiro presso il torrente Cherit, Elia insegna alla vedova di Zarepta la fede nella parola di Dio, fede che egli conferma con la sua preghiera insistente: Dio fa tornare in vita il figlio della vedova 30 .
[2584]
Stando «da solo a solo con Dio», i profeti attingono luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal mondo infedele, ma un ascolto della parola di Dio, talora un dibattito o un lamento, sempre un’intercessione che attende e prepara l’intervento del Dio Salvatore, Signore della storia 35 .
[2585]
Dopo Davide, fino alla venuta del Messia, i Libri Sacri contengono testi di preghiera che testimoniano come si sia fatta sempre più profonda la preghiera per se stessi e per gli altri 36 . I salmi sono stati a poco a poco riuniti in una raccolta di cinque libri: i Salmi (o «Lodi»), capolavoro della preghiera nell’Antico Testamento.
[2586]
I salmi nutrono ed esprimono la preghiera del popolo di Dio come assemblea, in occasione delle solenni feste a Gerusalemme e ogni sabato nelle sinagoghe. Questa preghiera è insieme personale e comunitaria; riguarda coloro che pregano e tutti gli uomini; sale dalla Terra santa e dalle comunità della Diaspora, ma abbraccia l’intera creazione; ricorda gli eventi salvifici del passato e si estende fino al compimento della storia; fa memoria delle promesse di Dio già realizzate ed attende il Messia che le compirà definitivamente. Pregati da Cristo e attuati pienamente in lui, i salmi restano essenziali per la preghiera della sua Chiesa 37 .
[2587]
Il Salterio è il libro in cui la parola di Dio diventa preghiera dell’uomo. Negli altri libri dell’Antico Testamento «le parole dichiarano le opere di Dio per gli uomini e chiariscono il mistero in esse contenuto» 38 . Nel Salterio le parole del salmista esprimono, cantandole per Dio, le sue opere salvifiche. Il medesimo Spirito ispira l’opera di Dio e la risposta dell’uomo. Cristo unirà l’una e l’altra. In lui, i salmi non cessano di insegnarci a pregare.
[2588]
Le espressioni multiformi della preghiera dei salmi nascono ad un tempo nella liturgia del Tempio e nel cuore dell’uomo. Si tratti di un inno, di una preghiera di lamentazione o di rendimento di grazie, di una supplica individuale o comunitaria, di un canto regale o di pellegrinaggio, di una meditazione sapienziale, i salmi sono lo specchio delle meraviglie di Dio nella storia del suo popolo e delle situazioni umane vissute dal salmista. Un salmo può rispecchiare un avvenimento del passato, ma è di una sobrietà tale da poter essere pregato in verità dagli uomini di ogni condizione e di ogni tempo.
[2589]
Nei salmi si scorgono alcuni tratti costanti: la semplicità e la spontaneità della preghiera; il desiderio di Dio stesso attraverso tutto e con tutto ciò che nella creazione è buono; la situazione penosa del credente il quale, nel suo amore preferenziale per il Signore, è esposto a una folla di nemici e di tentazioni; e, nell’attesa di ciò che farà il Dio fedele, è certo del suo amore e si consegna alla sua volontà. La preghiera dei salmi è sempre animata dalla lode ed è per questo che il titolo della raccolta si addice pienamente a ciò che essa ci consegna: «Le Lodi». Composta per il culto dell’assemblea, ci fa giungere l’invito alla preghiera e ne canta la risposta: «Hallelu-Ia!» (Alleluia), «Lodate il Signore!».
«Che cosa vi è di più bello del salmo? Bene ha detto lo stesso Davide: “Lodate il Signore, poiché bello è il salmo. Al nostro Dio sia lode gioiosa e conveniente”. Ed è vero! Il salmo infatti è benedizione del popolo, lode a Dio, inno di lode del popolo, applauso generale, parola universale, voce della Chiesa, canora professione di fede…» 39 .
[2590]
«La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti» 40 .
[2591]
Dio instancabilmente chiama ogni persona all’incontro misterioso con lui. La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza come un appello reciproco tra Dio e l’uomo.
[2592]
La preghiera di Abramo e di Giacobbe si presenta come una lotta della fede ancorata alla fiducia nella fedeltà di Dio e alla certezza della vittoria promessa alla perseveranza.
[2593]
La preghiera di Mosè è la risposta all’iniziativa del Dio vivente per la salvezza del suo popolo. Prefigura la preghiera d’intercessione dell’unico mediatore, Cristo Gesù.
[2594]
La preghiera del popolo di Dio si sviluppa all’ombra della dimora di Dio, dell’arca dell’Alleanza e del Tempio, sotto la guida dei pastori, del re Davide principalmente, e dei profeti.
[2595]
I profeti chiamano alla conversione del cuore e, mentre ricercano ardentemente il volto di Dio, come Elia, intercedono per il popolo.
[2596]
I salmi costituiscono il capolavoro della preghiera nell’Antico Testamento. Presentano due componenti inseparabili: personale e comunitaria. Abbracciano tutte le dimensioni della storia, facendo memoria delle promesse di Dio già realizzate e sperando nella venuta del Messia.
[2597]
Pregati da Cristo e attuati pienamente in lui, i salmi sono un elemento essenziale e permanente della preghiera della sua Chiesa. Sono adatti agli uomini di ogni condizione e di ogni tempo.