カトリック教会のカテキズム


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注

結果 2828-2837

[2828]
«Dacci»: è bella la fiducia dei figli che attendono tutto dal loro Padre. Egli «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 5,45) e dà a tutti i viventi «il cibo in tempo opportuno» (Sal 104,27). Gesù ci insegna questa domanda, che in realtà glorifica il Padre nostro perché è il riconoscimento di quanto egli sia buono al di sopra di ogni bontà.
[2829]
«Dacci» è anche l’espressione dell’Alleanza: noi siamo suoi ed egli è nostro, è per noi. Questo «noi» però lo riconosce anche come il Padre di tutti gli uomini, e noi lo preghiamo per tutti, solidali con le loro necessità e le loro sofferenze.
[2830]
«Il nostro pane». Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni «convenienti», materiali e spirituali. Nel discorso della montagna Gesù insiste su questa fiducia filiale che coopera con la provvidenza del Padre nostro Cf Mt 6,25-34. . Egli non ci spinge alla passività Cf 2 Ts 3,6-13. , ma vuole liberarci da ogni affanno e da ogni preoccupazione. Tale è l’abbandono filiale dei figli di Dio:
«A chi cerca il regno di Dio e la sua giustizia egli promette di dare tutto in aggiunta. In realtà, tutto appartiene a Dio e nulla manca all’uomo che possiede Dio, se egli stesso non manca a Dio» SAN CIPRIANO DI CARTAGINE, De dominica Oratione, 21: CCL 3A, 103 (PL 4, 551). .
[2831]
Il fatto però che ci siano coloro che hanno fame per mancanza di pane svela un’altra profondità di questa domanda. Il dramma della fame nel mondo chiama i cristiani che pregano in verità ad una responsabilità fattiva nei confronti dei loro fratelli, sia nei loro comportamenti personali sia nella loro solidarietà con la famiglia umana. Questa petizione della Preghiera del Signore non può essere isolata dalle parabole del povero Lazzaro Cf Lc 16,19-31. e del giudizio finale Cf Mt 25,31-46. .
[2832]
Come il lievito nella pasta, così la novità del Regno deve «fermentare» la terra per mezzo dello Spirito di Cristo Cf CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam actuositatem, 5: AAS 58 (1966) 842. . Deve rendersi evidente attraverso l’instaurarsi della giustizia nelle relazioni personali e sociali, economiche e internazionali; né va mai dimenticato che non ci sono strutture giuste senza uomini che vogliono essere giusti.
[2833]
Si tratta del «nostro» pane, «uno» per «molti». La povertà delle beatitudini è la virtù della condivisione: sollecita a mettere in comune e a condividere i beni materiali e spirituali, non per costrizione, ma per amore, perché l’abbondanza degli uni supplisca alla indigenza degli altri Cf 2 Cor 8,1-15. .
[2834]
«Prega e lavora» Dalla tradizione benedettina. Cf SAN BENEDETTO, Regola, 20: CSEL 75, 75-76 (PL 66, 479-480); Ibid., 48: CSEL 75, 114-119 (PL 66, 703-704). . «Dobbiamo pregare come se tutto dipendesse da Dio, e agire come se tutto dipendesse da noi» Detto attribuito a sant’Ignazio di Loyola; cf PIETRO DA RIBADENEYRA, Tractatus de modo gubernandi sancti Ignatii, c. 6, 14: MHSI 85, 631. . Dopo avere eseguito il nostro lavoro, il cibo resta un dono del Padre nostro; è giusto chiederglielo e di questo rendergli grazie. Questo è il senso della benedizione della mensa in una famiglia cristiana.
[2835]
Questa domanda e la responsabilità che comporta, valgono anche per un’altra fame di cui gli uomini soffrono: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4) Cf Dt 8,3. , cioè della sua Parola e del suo Spirito. I cristiani devono mobilitare tutto il loro impegno per «annunziare il Vangelo ai poveri». C’è una fame sulla terra, «non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola di Dio» (Am 8,11). Perciò il senso specificamente cristiano di questa quarta domanda riguarda il Pane di vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia Cf Gv 6,26-58. .
[2836]
«Oggi». È anch’essa un’espressione di fiducia. Ce la insegna il Signore Cf Mt 6,34; Es 16,19. ; non poteva inventarla la nostra presunzione. Poiché si tratta soprattutto della sua Parola e del Corpo del Figlio suo, questo «oggi» non è soltanto quello del nostro tempo mortale: è l’Oggi di Dio:
«Se ricevi il Pane ogni giorno, per te ogni giorno è oggi. Se oggi Cristo è tuo, egli risorge per te ogni giorno. In che modo? “Tu sei mio Figlio, oggi io ti ho generato” (Sal 2,7). L’oggi è quando Cristo risorge» SANT’AMBROGIO, De sacramentis, 5, 26: CSEL 73, 70 (PL 16, 453). .
[2837]
«Quotidiano». Questa parola, ἐπιoύσιoς, non è usata in nessun altro passo del Nuovo Testamento. Intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di «oggi» Cf Es 16,19-21. , per confermarci in una fiducia «senza riserve». Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso più ampio, ogni bene sufficiente per il sostentamento Cf 1 Tm 6,8. . Presa alla lettera (ἐπιoύσιoς: «sovra-sostanziale»), la parola indica direttamente il Pane di vita, il Corpo di Cristo, «farmaco d’immortalità» SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Epistula ad Ephesios, 20, 2: SC 10bis, 76 (FUNK 1, 230). senza il quale non abbiamo in noi la vita Cf Gv 6,53-56. . Infine, legato al precedente, è evidente il senso celeste: «questo giorno» è il giorno del Signore, il giorno del Banchetto del Regno, anticipato nell’Eucaristia, che è già pregustazione del Regno che viene. Per questo è bene che la liturgia eucaristica sia celebrata «ogni giorno».
Il Padre del cielo ci esorta a chiedere come figli del cielo il Pane del cielo Cf Gv 6,51. . Cristo «stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste» SAN PIETRO CRISOLOGO, Sermo 67, 7: CCL 24A, 404-405 (PL 52, 402). .