カトリック教会のカテキズム


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注

結果 522-534

[522]
La venuta del Figlio di Dio sulla terra è un avvenimento di tale portata che Dio lo ha voluto preparare nel corso dei secoli. Riti e sacrifici, figure e simboli della «prima Alleanza» 208 , li fa convergere tutti verso Cristo; lo annunzia per bocca dei profeti che si succedono in Israele; risveglia inoltre nel cuore dei pagani l’oscura attesa di tale venuta.
[523]
San Giovanni Battista è l’immediato precursore del Signore 209 , mandato a preparargli la via 210 . «Profeta dell’Altissimo» (Lc 1,76), di tutti i profeti è il più grande 211 e l’ultimo 212 ; egli inaugura il Vangelo 213 ; saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre 214 e trova la sua gioia nell’essere «l’amico dello sposo» (Gv 3,29), che designa come «l’Agnello di Dio […] che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Precedendo Gesù «con lo spirito e la forza di Elia» (Lc 1,17), gli rende testimonianza con la sua predicazione, con il suo battesimo di conversione ed infine con il suo martirio 215 .
[524]
La Chiesa, celebrando ogni anno la liturgia dell’Avvento, attualizza questa attesa del Messia: mettendosi in comunione con la lunga preparazione della prima venuta del Salvatore, i fedeli ravvivano l’ardente desiderio della sua seconda venuta 216 . Con la celebrazione della nascita e del martirio del Precursore, la Chiesa si unisce al suo desiderio: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,30).
[525]
Gesù è nato nell’umiltà di una stalla, in una famiglia povera 217 ; semplici pastori sono i primi testimoni dell’avvenimento. In questa povertà si manifesta la gloria del cielo 218 . La Chiesa non cessa di cantare la gloria di questa notte:
«La Vergine oggi
dà alla luce l’Eterno
e la terra offre una grotta
all’Inaccessibile.
Gli angeli e i pastori
a lui inneggiano e i magi,
guidati dalla stella,
vengono ad adorarlo.
Tu sei nato per noi
piccolo Bambino,
Dio eterno!» 219 .
[526]
«Diventare come i bambini» in rapporto a Dio è la condizione per entrare nel Regno 220 ; per questo ci si deve abbassare 221 , si deve diventare piccoli; anzi, bisogna «rinascere dall’alto» (Gv 3,7), essere generati da Dio 222 per diventare figli di Dio 223 . Il mistero del natale si compie in noi allorché Cristo «si forma» in noi 224 . Natale è il mistero di questo «meraviglioso scambio»:
«O admirabile commercium! Creator generis humani, animatum corpus sumens, de Virgine nasci dignatus est; et procedens homo sine semine, largitus est nobis suam deitatem – O meraviglioso scambio! Il Creatore ha preso un’anima e un corpo, è nato da una Vergine; fatto uomo senza opera d’uomo, ci dona la sua divinità» 225 .
[527]
La circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita 226 , è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo, nel popolo dell’Alleanza, della sua sottomissione alla Legge 227 , della sua abilitazione al culto d’Israele al quale parteciperà durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della «circoncisione di Cristo» che è il Battesimo 228 .
[528]
L’epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d’Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Insieme con il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana 229 , essa celebra l’adorazione di Gesù da parte dei «magi» venuti dall’oriente 230 . In questi «magi», che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell’incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza. La venuta dei magi a Gerusalemme per adorare il re dei Giudei 231 mostra che essi, alla luce messianica della stella di Davide 232 , cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni 233 . La loro venuta sta a significare che i pagani non possono riconoscere Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi ai Giudei 234 e ricevendo da loro la Promessa messianica quale è contenuta nell’Antico Testamento 235 . L’epifania manifesta che «la grande massa delle genti» entra nella famiglia dei patriarchi 236 e ottiene la «dignità Israelitica» 237 .
[529]
La presentazione di Gesù al Tempio 238 lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore 239 . In Simeone e Anna è tutta l’attesa di Israele che viene all’incontro con il suo Salvatore (la tradizione bizantina chiama così questo avvenimento). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, «luce delle genti» e «gloria di Israele», ma anche come «segno di contraddizione». La spada di dolore predetta a Maria annunzia l’altra offerta, perfetta e unica, quella della croce, la quale darà la salvezza «preparata da Dio davanti a tutti i popoli».
[530]
La fuga in Egitto e la strage degli innocenti 240 manifestano l’opposizione delle tenebre alla luce: «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11). L’intera vita di Cristo sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono con lui questa sorte 241 . Il suo ritorno dall’Egitto 242 ricorda l’Esodo 243 e presenta Gesù come il liberatore definitivo.
[531]
Durante la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della stragrande maggioranza degli uomini: un’esistenza quotidiana senza apparente grandezza, vita di lavoro manuale, vita religiosa giudaica sottomessa alla Legge di Dio 244 , vita nella comunità. Riguardo a tutto questo periodo ci è rivelato che Gesù era sottomesso 245 ai suoi genitori e che «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52).
[532]
Nella sottomissione di Gesù a sua Madre e al suo padre legale si realizza l’osservanza perfetta del quarto comandamento. Tale sottomissione è l’immagine nel tempo dell’obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione di Gesù a Giuseppe e a Maria annunziava e anticipava la sottomissione del Giovedì Santo: «Non […] la mia volontà…» (Lc 22,42). L’obbedienza di Cristo nel quotidiano della vita nascosta inaugurava già l’opera di restaurazione di ciò che la disobbedienza di Adamo aveva distrutto 246 .
[533]
La vita nascosta di Nazaret permette ad ogni uomo di essere in comunione con Gesù nelle vie più ordinarie della vita quotidiana:
«Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. […] In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile e indispensabile dello spirito […]. Essa ci insegna il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile […]. Infine impariamo una lezione di lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del «Figlio del falegname»! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana […]. Infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mondo e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello» 247 .
[534]
Il ritrovamento di Gesù nel Tempio 248 è il solo avvenimento che rompe il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravvedere il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Maria e Giuseppe «non compresero» queste parole, ma le accolsero nella fede, e Maria «serbava tutte queste cose nel suo cuore» nel corso degli anni in cui Gesù rimase nascosto nel silenzio di una vita ordinaria.